Invalsi: audizione informale alla Camera
Nei giorni scorsi c’è stata un’audizione informale, presso la 7^ Commissione della Camera dei Deputati, delle Organizzazioni sindacali confederali Cgil Cisl Uil e di categoria e Snals, sullo schema di decreto legislativo, già passato al Senato, sull’Invalsi
Nei giorni scorsi c’è stata un’audizione informale, presso la 7^ Commissione della Camera dei Deputati, delle Organizzazioni sindacali confederali Cgil Cisl Uil e di categoria e Snals, sullo schema di decreto legislativo, già passato al Senato, sull’Invalsi ( Schema di decreto legislativo)
Di seguito pubblichiamo il testo che abbiamo inviato, dopo l’audizione, alla Commissione con le nostre osservazioni, già manifestate nel corso dell’audizione stessa e che in buona parte ribadisce quanto da noi espresso nel corso degli incontri che avevamo avuto al Miur sullo stesso tema nei mesi scorsi.
Roma, 21 settembre 2004
Testo lettera
On. Angela Napoli
VII Commissione Permanente
(Cultura, Scienza e Istruzione)
Camera dei Deputati
Roma
Prot. n. 085 EP/MB-gr
Roma, 16 settembre 2004
Gentile Presidente,
come da impegno assunto nel corso dell’audizione informale, da Ella presieduta, del 14 settembre scorso, inviamo le nostre osservazioni in merito allo schema di Decreto legislativo sull’Invalsi:
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rileviamo un eccesso di delega rispetto ai contenuti della 53/03, che stabilisce che, con i decreti di cui all'articolo 1, avrebbero dovuto essere dettate le norme generali sulla valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e degli apprendimenti degli studenti, non già sulla riorganizzazione complessiva dell’Istituto, già istituito nel 1999;
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respingiamo l’azzeramento, che lo schema di decreto tende a fare, delle esperienze e delle professionalità maturate in questi anni nell’Istituto. L’incertezza sul proprio futuro lavorativo penalizza il personale finora utilizzato dall’Istituto, nega il riconoscimento e la valorizzazione delle professionalità acquisite edisperde il patrimonio di conoscenza e di competenze accumulato, ritardando in tal modo la stessa efficacia degli interventi futuri, da parte di personale inesperto. Su questo specifico punto alleghiamo proposte di emendamento al testo, e le possibili soluzioni, che salvaguardano, nel pieno rispetto delle norme vigenti in materia di concorso pubblico, i diritti del personale attualmente in servizio presso l’Istituto;
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la centralità delle attività dell’istituto è la verifica degli apprendimenti , che risultano da variabili non tutte dipendenti dalla scuola, ed in tutti i casi da contestualizzare, piuttosto che sulla verifica di sistema, che, al contrario, a nostro avviso dovrebbe costituire l’oggetto principale dell’attività dell’Istituto;
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manca la previsione di una interazione positivacon i processi di auto valutazione delle scuole autonome, che andrebbero, invece, promossi e sostenuti dall’Istituto. Da questo punto di vista rileviamo un’ ispirazione fortemente accentratrice, che penalizza fino a negare l’autonomia delle scuole: ne costituisce una preoccupante conferma il ruolo che dovrebbe svolgere l’Invalsi nellapredisposizione ma anche nella valutazione delle prove finali degli Esami di Stato;
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essendo l’Invalsi definito, nello schema di decreto, ente di ricerca, è incomprensibile e grave l’assenza del Comitato Tecnico Scientifico, che pure negli enti di ricerca costituisce organo fondamentale. Sorge il dubbio che in realtà non si voglia considerarlo davvero tale, con una formula ambigua che inserisce l’Istituto in una sorta di limbo, che certo non favorisce la chiarezza dei compiti e del ruolo che si intende attribuirgli;
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rileviamo la forte e negativa contraddizione tra l’accento posto dallo schema all’autonomia finanziaria dell’Istituto dal bilancio del Miur, e la dipendenza dell’Istituto dal livello politico: tre componenti il Comitato direttivo su sei, il Presidente, nonché, in via indiretta, il Direttore sono nominati dal Ministro. Consideriamo questo l’aspetto più negativo dello schema, che mette fortemente in discussione la credibilità stessa degli esiti rilevati dall’attività dell’Istituto, che dovrebbe invece svolgere in piena autonomia le valutazioni di sistema.Da questo puntodi vista costituisce un’aggravante la previsione dell’art.3 comma 3 dello schema, laddove si dice che è il Ministro a relazionare al Parlamento sugli esiti della valutazione. Questa coincidenza tra il decisore politico ed il valutatore ci paregrave e foriera di discussioni interminabili sulla credibilità e serietàdel lavoro svolto dall’Istituto;
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rileviamo, infine, che, anche in questo decreto il Governo, tende a far coincidere i livelli essenziali delle prestazioni, di esclusiva competenza dello Stato con gli standard minimi, da definire congiuntamente con i soggetti istituzionali competenti. E’ un’ulteriore confusione siaistituzionale che di merito, che non agevola la chiarezza dei compiti e delle finalità di istituti normativi diversi, che rischia di alimentare un contenzioso interminabile e dannoso.
Distinti saluti.
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