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Manifesto: Quei tagli alla ricerca sono solo masochismo

Margherita Hack

12/11/2006
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il manifesto

Ricerca, innovazione, sviluppo, tutte belle parole: ma quando si deve tagliare per prima cosa si tagliano i fondi a scuola, università, enti di ricerca. Questa scarsa attenzione all'istruzione e alla ricerca, questa tendenza da parte di molti - e non solo politici - a considerare la ricerca un lusso, è un male antico. Ma oggi con l'Unione europea è più facile fare confronti e accorgersi che l'Italia è ormai il fanalino di coda in Europa per numero di diplomati, ancora peggio per numero di laureati, per numero di abbandoni di studenti universitari, per finanziamenti all'università e alla ricerca, che raggiungono a malapena l'1% del pil. Abbiamo un numero di ricercatori per mille abitanti che è la metà di Francia, Inghilterra e Germania; l'Ue spende circa il 2,5% del Pil per la ricerca, paesi come Svezia o Giappone sono sopra il 3%.

Il passato governo ha dato un colpo ancor più grave a scuola, università e ricerca. Le scuole sono state trattate come aziende il cui rendimento è misurato dal numero di iscritti, il che ha portato molti presidi a raccomandare di non bocciare nessuno, con un abbassamento pauroso del livello di preparazione. E il blocco dei concorsi per ricercatore ha tolto alle università la linfa vitale che nutre la ricerca, per non parlare del taglio dei finanziamenti. Blocco per fortuna rimosso dal presente governo.

Era nel programma del governo Prodi considerare altamente prioritarie scuola, università e ricerca. Per questo c'è stata una dura presa di posizione da parte di rettori e direttori di istituti e enti di ricerca contro gli ulteriori tagli previsti, fino alla minaccia della senatrice a vita e premio Nobel Rita Levi Montalcini di non votare la finanziaria se i tagli proposti dovessero diventare realtà.

Questa dei tagli alla ricerca è una politica masochista: si spendono milioni di euro per formare ricercatori; ne abbiamo di eccellenti e dobbiamo vederli andare all'estero. Non è vero che le nostre università - almeno quelle vere, non quelle spuntate come funghi per soddisfare le ambizioni di qualche vip locale - diano una mediocre preparazione. Lo prova il fatto che i tanti neo dottori di ricerca, costretti ad andare all'estero, quasi sempre raggiungono posizioni di alto livello e risultati di notevole importanza, come mostra il numero di pubblicazioni su riviste internazionali e il numero di citazioni ad esse relative.

Il taglio del 20% alle spese di funzionamento delle università e degli enti di ricerca è probabilmente insostenibile. Ma sono in parte d'accordo col ministro Padoa Schioppa che ci siano anche sprechi che si potrebbero evitare. Sono spesso sprechi minori, ma che sommati portano a cifre non trascurabili. Penso alle luci accese in pieno giorno in quasi tutti gli uffici, al riscaldamento spesso eccessivo, alle tante belle cartelline colorate e aggeggi vari, spesso inutili per la cancelleria, lussi che noi nati prima della guerra non conoscevamo, abituati anche a riciclare la carta.

E poi ci sono sprechi maggiori. Io posso parlare di quelli che conosco direttamente e che riguardano l'Inaf (Istituto nazionale di astrofisica). Come ho avuto modo di dire anche durante il Festival della Scienza a Genova, la sede centrale dell'Inaf ha assunto una quantità di personale amministrativo più che doppio di quanto stimato necessario all'atto della costituzione. Da notare che ogni osservatorio ha una sua amministrazione composta da una decina di persone che provvedono a tutte le incombenze amministrative, dal pagamento degli stipendi alla stesura del bilancio e l'amministrazione centrale ha per ora avuto solo l'effetto di porre rallentamenti e intralci burocratici. Invece non ci sono fondi per assumere i tanti eccellenti ricercatori precari.

E' vero che la situazione finanziaria lasciata in eredità dal governo Berlusconi è tragica. Ma far pagare alla ricerca vuol dire rendere l'Italia sempre meno competitiva e quindi incapace di invertire la tendenza al degrado. Trovo indegno che le categorie più abbienti urlino come se le spennassero vive perché dovranno pagare qualche centinaio di euro in più di tasse, trovo vergognosa la colossale evasione fiscale da parte di tanti lavoratori autonomi, i quali rubano due volte: al fisco perché figurano nullatenenti e allo stato sociale perché usufruiscono dei servizi gratuiti e dei benefici riservati a chi è davvero nullatenente.


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